Lacrimae rerum
Amo particolarmente passeggiare tra le borgate silenziose e a volte, anche se meno frequentemente negli angoli meno considerati delle città, con la complicità del silenzio è possibile riflettere sulla bellezza dell’imprevisto e della strana bellezza mai messa in conto, mai prevista e mai osservata, creata dalle rotture, dai malfunzionamenti e dall’oblio.
Immergendosi in questi luoghi si impara che una cosa non è mai tale di per sé, ma è tale in rapporto allo spazio che la circonda e con la quale intesse delle relazioni.
La mia attenzione è quasi sempre focalizzata ai luoghi e agli oggetti guardati senza attenzione, non più utilizzati, che da quel momento “cominciano ad essere”; tutto questo torna alla vita perché qualcuno li sta guardando, iniziando così a raccontare storie di vite vissute, permettendomi di diventare un silenzioso testimone.
In genere il nostro sguardo è utilizzatorio e funzionale, guardiamo le cose perché ci possono servire, guardiamo, osserviamo e scanneriziamo il mondo in cerca di ostacoli, destinazioni o desideri, finalizzando sempre lo sguardo a qualcosa, arriva però un momento nella consapevolezza di tutti, in particolare per chi vuole raccontare per immagini, in cui guardiamo le cose più liberamente, invece di cercare osserviamo, e li che le cose si rivelano nella loro involontaria bellezza.
Lacrimae rerum racconta le piccole vite segrete dei luoghi e delle cose, considerati brutti o guardati senza attenzione finora, narrando di un mondo non giudicatorio, il vuoto di alcuni paesi in cui è ancora visibile (chissà per quanto ancora) la pelle precedente, quello che sono stati, quello che rischiano di non essere più domani; due mondi dei quali uno ha vinto e un’altro che sopravvive ancora in spazi gentili, semplicemente perchè l’altro mondo era distratto e non se ne è occupato.