Un padre non è colui che ti mette al mondo, ma chi ti cresce, ti ama e si prende cura di te.
Il rapporto già difficile col mio genitore, negli ultimi anni è diventato sempre più burrascoso, portandomi a distaccare la sua figura da quella del “padre”.
Da quando è stato ricoverato in modo permanente in una struttura dell’Astigiano, durante i weekend mi recavo nella RSA per andare a trovarlo; il pensiero di dover affrontare queste visite, insinuava in me un senso di malinconia e rabbia, ben conoscendo la situazione che mi aspettava: gran parte di queste visite si trasformavano nei miei confronti in un riversamento di offese morali.
Uscendo dalla struttura, il mio animo era perennemente pervaso da uno stato di malessere, il quale continuava a opprimermi per diversi giorni.
Il salvagente fu la fotografia; i momenti successivi alle “visite forzate” cominciarono a trasformarsi in uno sfogo, macchina fotografica in mano.
Il nervoso micromosso di questo breve racconto è una vera e propria digressione, rispetto alla fotografia posata e riflessiva del quotidiano a cui tanto sono legato.
Sono sempre stato restio a condividere i miei stati d’animo, ma questo racconto fotografico mi sta aiutando ad esorcizzare i sentimenti negativi generati dagli incontri con mio padre.